La scuola ai tempi del Covid

Nuovo DPCM del 24 Ottobre 2020 e tante conseguenze: questa accade ad un mese dalla ripresa delle attività didattiche in presenza.

Il 26 ottobre il Miur pubblica le Indicazioni operative per lo svolgimento delle attività didattiche nelle scuole del territorio nazionale in materia di Didattica digitale integrata e di attuazione del decreto del Ministro della pubblica amministrazione 19 ottobre 2020. In sostanza si parla dell’attivazione della DDI (Didattica Digitale Integrata), del personale docente e ata in quarantena e di altre varie disposizioni.

Per quanto riguarda la DDI, si ribadisce che si svolge in ottemperanza a quanto previsto dalle Linee Guida di cui al Decreto del Ministro dell’istruzione 7 agosto 2020, n. 89, per come declinate dalle istituzioni scolastiche nell’ apposito Piano scolastico; i docenti devono assicurare attività sincrona al gruppo classe o a gruppi circoscritti di alunni della classe. Per la rilevazione delle presenze del personale e degli allievi fa fede il registro elettronico. In caso di sospensione didattica in presenza gli impegni del personale docente seguono il piano delle attività deliberato dal collegio dei docenti.

Ma cosa cambia davvero?

Per me è cambiato molto. Dal 16 ottobre non vedo i miei studenti, non entro in classe e non vedo i colleghi. Rimango a casa per evitare di correre rischi e trascorro la mia giornata sempre davanti al pc. Su instagram con #thewomanindad racconto la giornata post-dad: cerco di essere positiva ma insegnare a distanza non è come insegnare in presenza.

Avremmo bisogno di abbracci. Più del solito. E, invece, ci troviamo a fare i conti con la paura di un abbraccio. È un mondo che all’improvviso ci sembra sconosciuto quello in cui stiamo camminando tenendoci a distanza, con la mascherina sulle labbra, rinunciando a una stretta di mano, a un bacio, attenti a non contaminarci. Siamo in presenza di una situazione molto delicata. Sul piano sanitario certo, perché è del tutto evidente che se il virus si diffonderà ulteriormente accentuando il bisogno di unità di terapia intensiva, il sistema sanitario entrerà in difficoltà malgrado un impegno straordinario del personale delle strutture sanitarie pubbliche. Rischia inoltre di aumentare la paura, continuamente alimentata da una informazione inevitabilmente crescente e invasiva, ma talvolta troppo ansiogena. Soprattutto siamo già dentro una crisi economica gravissima, dalle conseguenze incalcolabili, verosimilmente molto più devastante, anche dal punto di vista sociale, degli effetti ad oggi più visibili della epidemia in corso.

Ripeto a tutti che dobbiamo avere pazienza. E io cerco di averla. Almeno spero.

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