Flipped classroom o classe capovolta

Foto di Pizieno da Pixabay

La flipped classroom nasce negli Stati Uniti a metà degli anni 2000, ma non si tratta in realtà di un’innovazione così radicale dal punto di vista metodologico e pedagogico, in quanto già prima vi erano esperienze finalizzate ad utilizzare il tempo in classe per approfondire gli argomenti, piuttosto che per trasmettere le informazioni.

Dal punto di vista metodologico il modello flipped classroom fa riferimento da un lato al pensiero di Dewey (1938), Montessori (1913) e Freinet (1978), dall’altro richiama il peer to peer instruction di Mazur (1997) e il ribaltamento della lezione di Lage, Platt e Treglia (2000). In particolare il peer to peer instruction suggerisce di spostare le attività di tipo nozionistico e routinario fuori dalla classe, ossia il docente mette a disposizione degli studenti del materiale su un determinato tema da studiare prima dell’incontro in aula dedicato a quel tema, e il tempo in aula viene utilizzato per far lavorare attivamente gli studenti a partire da quanto hanno letto a casa prima dell’incontro in presenza in aula. Il ribaltamento della lezione prevede la visualizzazione delle lezioni a casa, con la diffusione delle tecnologie, e lo svolgimento dei compiti in aula, se possibile in gruppo.

In che cosa consiste?

In tre momenti:

  1. Momento preparatorio: l’insegnante fornisce gli argomenti e gli strumenti multimediali su cui gli studenti dovranno fare ricerche e svolgere i compiti;
  2. Modello operatorio: è la fase in cui gli studenti svolgono il compito, ovvero creano prodotti atti a dimostrare il loro apprendimento. Siamo quindi nella fase dell’applicazione della tassonomia di Bloom, quella in cui emerge la capacità di far uso dei materiali conosciuti per risolvere problemi nuovi. Naturalmente gli studenti possono utilizzare vari strumenti per dimostrare quello che hanno imparato, anche se sempre più spesso vengono impiegati strumenti di narrazione digitale (video, mappe, slideshow, storytelling ecc.);
  3. Momento ristrutturativo e conclusivo: il docente valuta e corregge i prodotti elaborati dagli studenti, fissa i nodi concettuali emersi e soprattutto accompagna la classe verso una rielaborazione significativa di quanto si è appresso.

Per approfondimenti:

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