Classificazione: 1 su 5.

Alla scoperta di un “Influencer di classe”: Luigi Novi @profontheroad

Avete presente quando sui social incontri persone simpatiche che con i loro contenuti ti arricchiscono? Bhé è stato così per me quando ho iniziato a seguire Lui Novi, meglio conosciuto come @profontheroad . Il Prof on the road comunica e condivide sui social la sua passione per l’insegnamento e ha sentito l’esigenza di scrivere che il docente può essere un Influencer di classe. Appena ho avuto il libro, l’ho letto in una notte perché non riuscivo a smettere, non riuscivo a scollarmi da quelle pagine così vere, così vivide. Non è un semplice diario, non è un’autobiografia, è semplicemente un libro che scalda cuore e mente.

Ho avuto modo di porre delle domande all’autore ed ecco le risposte:

1) Sin dalle prime pagine emerge il perché della tua scelta: te ne sei pentito?

Assolutamente no! Se tornassi indietro, sceglierei altre mille volte di diventare un professore. Insegnare, pur tra mille problemi, è un lavoro meraviglioso ma estremamente difficile: devi prima credere in ciò che fai, per andare avanti tra le mille difficoltà che si presentano, tra incomprensioni e abbandoni, nonostante la mancanza di strutture, di gratificazioni; devi essere forte, coraggioso, a costo di divenire scomodo, ma anche umile. Ho sempre pensato all’insegnamento come ad un viaggio su un treno: la delusione dei ritardi, la noia delle deviazioni, il fastidio degli scossoni, sono poi mitigati e consolati da stupendi panorami offerti da un finestrino sporco che ti inebria e ti coinvolge con lo scatto della sua velocità. In questo viaggio, gli alunni vanno guidati da un docente che li stimoli, li provochi, li ascolti, interpretando ciò che essi vivono.

2) Come gestisci la “guerra tra colleghi” che nella maggior parte è infima e deleteria per l’azione didattica?

Noi docenti dobbiamo dare l’esempio e certi comportamenti vanno sicuramente evitati. Uno dei verbi più importanti che un docente deve sempre tener presente è il verbo cooperare. Nessuno infatti può dare il meglio di sé, se rimane isolato. Senza collaborazione, la nostra crescita personale è limitata alle nostre prospettive. Dobbiamo trasmettere questo pensiero anche ai nostri studenti. Per fortuna lungo il mio percorso ho quasi sempre incontrato colleghi e colleghe straordinarie, ma ho anche incontrato qualche collega molto più grande di me che mi ha offeso soltanto perché io avevo avuto, a suo dire, la fortuna di lavorare vicino casa, mentre ella era stata costretta a stare lontano da casa per diversi anni. Le risposi più o meno così: le nostre storie sono diverse, e all’epoca in cui tu facevi domanda per il ruolo, io stavo ancora studiando e sperando di poter essere ammesso al prossimo concorso a cattedra. E grazie alle stesse leggi bizzarre che hanno penalizzato te, io ho dovuto: laurearmi due volte, svolgere prova preselettiva, scritta e orale per accedere al TFA e per poter sostenere l’esame di abilitazione; frequentare un anno l’università dalla mattina alla sera, tutti i giorni, anche durante le festività; svolgere altri due tirocini; finalmente abilitarmi, superando un esame difficile. E poi ancora prove preselettive per partecipare al concorso a cattedra, prova scritta, prova orale. E trecentesimo in graduatoria, da vincitore di concorso nella mia regione, me ne sono andato a lavorare a Roma. Per fortuna, con gli anni, da quella graduatoria, hanno chiamato anche me. Sì, a pochi chilometri da casa mia, certo. Ma non gratuitamente, né come regalo da parte di nessuno. Ognuno è artefice del proprio destino ed è orribile vedere un collega prendersela con chi la sua storia l’ha potuta gestire in modo diverso. La guerra tra colleghi è una guerra che non fa bene alla scuola e nuove gravemente ai nostri ragazzi.

3) Quanto è cambiata la tua azione didattica durante la Didattica a distanza?

Tantissimo! In didattica a distanza non è possibile continuare a svolgere le attività didattiche così come lo si fa in presenza. L’esperienza della didattica a distanza ci ha consentito comunque di non interrompere i legami con i nostri colleghi, con i nostri studenti e con le loro famiglie, ma proprio in quel periodo ci resi conto un po’ tutti noi ancora di più che la tecnologia non può sostituire i rapporti umani. La didattica a distanza, se fatta bene, può funzionare. Ma ha un solo problema: i ragazzi che perde, in quanto la scuola non è più inclusiva e si creano forme di diseguaglianza e di divario. La scuola a distanza è «un ospedale che cura i sani e respinge i malati», come direbbe don Lorenzo Milani. Penso a quegli alunni “fragili”, per i quali la scuola e il rapporto con gli insegnanti è fondamentale. Auguriamoci di non vivere mai più la Dad per lunghi periodi.

4) Hai raccontato il gesto di affetto più bello che una classe ti ha fatto (non spoilero ma è giusto dire che per scoprirlo bisogna leggere l’undicesimo capitolo), ce ne sono stati altri pari a quello?

Un episodio meraviglioso, una gioia immensa, ma non voglio spoilerare nulla! Nel mio libro racconto la scuola e rendo protagonisti gli studenti. E quando lavori coi giovani non possono mancare gesti di affetto e momenti di pura emozione.

5) Da Prof on the road a “Prof in the DaD”: quanto è cambiato il tuo modo di insegnare? Cosa salvi di entrambe le modalità didattiche?

La Dad è un ostacolo alla relazione. È semplicemente un modo per continuare ad avere un rapporto virtuale con i nostri studenti. Essa non è una semplice video-lezione davanti ad una webcam, ma un viaggio, a tratti difficile, durante il quale bisogna andare piano e guidare responsabilmente. In quei mesi non potevo limitarmi a trasferire semplici nozioni mediante un device (sarebbe stata un’ulteriore mazzata per i miei studenti). Iniziai a lavorare con la curiosità della scoperta e con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno. Decisi, in quei mesi, di trasformare la sfida in opportunità e mi misi al lavoro, cercando di rendere le mie lezioni online interessanti e coinvolgenti, per dare la possibilità ai miei studenti di confrontarsi, di tirare fuori le proprie emozioni, di affilare l’armamentario critico in grado di sostenere l’impalcatura del loro pensiero, e lo feci utilizzando la maieutica. Mi interessava, infatti, andare più a fondo, scavare, andare a mettere le mani nelle connessioni che le loro sinapsi riuscivano a interpretare e a rielaborare. Nel mio libro soffermo molto l’attenzione sulla Dad nelle pagine del Diario di un prof a distanza, una rubrica che ho curato durante il periodo della Dad sulle mie pagine social e che ricordo fu seguita da tantissime persone.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: