Sii il meglio di qualsiasi cosa-Douglas Malloch

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

SII IL MEGLIO DI QUALSIASI COSA TUA SIA
(Douglas Malloch)

Quando scoprirai quel che vuoi essere nella tua vita,
fa’ in modo di farlo come se l’Onnipotente t’avesse chiamato
in questo particolare momento della storia per farlo.
Non far soltanto in modo di fare un buon lavoro.
Fa’ in modo di fare un tale lavoro che i viventi, i trapassati
e i non ancora nati non possano far di meglio.

Se ti capita in sorte d’essere uno spazzino,
spazza le strade come Michelangelo dipingeva quadri,
spazza le strade come Beethoven componeva musica,
spazza le strade come Leontyne Price cantava all’opera,
spazza le strade come Shakespeare scriveva poemi.
Spazza le strade così bene che tutti in Paradiso e in terra
debbano fare una pausa e dire:
Qui visse un grande spazzino che fece davvero bene il suo lavoro.

Se non puoi essere un pino sulla cima della collina,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sul crinale della collina.

Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.

Perché non è per via delle dimensioni
che si ha successo o si fallisce.
Sii il meglio di qualsiasi cosa tu sia.

Il poeta utilizza parole semplici e laconiche che ci indicano la strada per raggiungere il nostro equilibrio e di conseguenza ci preparano la strada che conduce verso la felicità:dobbiamo far valere nella nostra società quello che abbiamo di buono e puntare su questo per il successo. In effetti non dobbiamo invidiare nessuno:tutti abbiamo qualcosa che ci fa rendere importanti e ci fa ottenere la stima degli altri.
Elementi naturali, dall’inizio alla fine: tutte le creature devono avere una sola mira, ovvero fare al meglio ciò per cui sono nate, per cui sono al mondo. In effetti bisogna combattere per essere ciò che si è, con il limite che la propria natura impone. Fare qualsiasi cosa al meglio, secondo quello che abbiamo dentro, risulta la trama di tutta la poesia, ma rimane in sospeso una domanda: la filosofia come contribuisce al miglioramento di se stessi?

Attenzione non mi sto riferendo alla filosofia del successo, né alla filosofia “Kaizen”. Allora bisogna riformulare la domanda: nella storia della filosofia si parla di miglioramento di se stessi? Se si in che termini?

Per prima cosa un presupposto di base: per migliorare se stessi è necessario conoscersi. Come? Praticando il ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ (gnothi seauthon). E poi? E poi si passa a John Dewey, padre della filosofia funzionale e autore della seguente frase: “Chi riflette sul serio impara tanto dai suoi fallimenti quanto dai suoi successi”.

John Dewey (1859-1952) è il massimo esponente del pragmatismo americano e il pensatore che più d’ogni altro esprime le ragioni profonde, educative e sociopolitiche, dell’attivismo pedagogico del primo Novecento. Secondo lui, II rapporto dell’individuo con il mondo è caratterizzato da ambiguità, complessità, incertezza. Ebbene, è proprio da queste originarie difficoltà, dalla presenza di qualche «incidente» nel fluire dell’esperienza che ha origine il pensiero come produzione di idee o ipotesi di soluzione. Il pensiero non si esercita in proprio, autonomamente (che è quanto dire sul nulla), ma è legato all’azione, trae origine dall’azione e si pone come strumento della sua continuità. Dalla situazione iniziale di dubbio o di difficoltà dell’azione trae origine – spiega il Dewey – un ampio processo di osservazione attraverso il quale l’individuo provvede ad un riscontro e ad una valutazione critica dei dati a sua disposizione.

Intervengono a questo livello l’esperienza passata del soggetto, la memoria, fattori di ordine culturale e di immaginazione, che danno origine ad una serie di idee atte a funzionare da ipotesi di soluzione. L’esperimento, e cioè l’azione effettiva, costituisce il momento ultimo del processo del pensiero, quello nel quale le idee-ipotesi trovano la loro convalida, oppure vengono smentite. Dubbio, osservazione, idee-ipotesi, esperimento, azione: questi, dunque, i momenti dell’agire consapevole, che è un procedere non dissimile da quello del ricercatore di professione.

A cura di Vincenzo Riccio ricciovi@libero.it

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