Diario di una prof. in zona rossa, pensieri in libertà

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

Un anno dopo sembra non esser cambiato nulla, eppure è cambiato tutto. Arrivano sempre le solite domande sulle soglie dell’anima: cosa faccio qui? Cosa sto facendo? Le solite domande che sono abituata a pormi, sempre le stesse che trovano risposte varie ed eventuali a seconda dell’istante in cui arrivano. Sono domande sgradevoli e scomode, che arrivano anche a chi mi sta intorno, colpito improvvisamente da una sensazione di estraneità.

Dopo un anno solo una semplice consapevolezza: ognuno di noi è in attesa. Questo stato quasi compilativo della vita risulta a volte ineludibile. Per l’attesa si scelgono le parole migliori, si creano i piani, che sembrano più strategici ma sono sempre i più fallimentari, proprio come tutti i piani. L’attesa di cosa? Ognuno attende qualcosa. “L’attendere qualcosa” lascia passare altre. Ma chi attende può vivere nella condizione di sospensione?

È solo un inizio, un luogo che si perderà, espressione di quello che sarà, del divenire. Da un punto a un altro, margine di un costruire indelebile, l’inizio si dilegua. Sono i giorni,i soliti giudici di quel tempo che scorre, così la nebbia si alza oltre le nuvole e il corpo si riversa sopra la terra. Linee di confine violate dal dire senza sentire, orde di parole dette senza capire, così il mentire conquista pezzi di gioia e serenità. Da un punto a un altro, deriva di un viaggio avventuroso, l’inizio si presenta nuovamente. Non arrivano avvisi nell’universo presente perché la presenza è un gioco puramente umano. Ogni oscurità è una nostra cecità, ogni presenza è una nostra assenza, ogni pensare è un rammentare. È solo l’inizio, un luogo che ci lascerà, espressione del dimenticare, del lasciare.

Poi arriva la mail di Victor.

Solito giorno pensante in DaD. Ricevo questa mail di Victor. Vorrei tanto che ognuno di voi la leggesse con me in modo preciso e analitico, così giusto per dargli un senso e sopratutto per capire “se lo merito” questo aiuto che mi è stato offerto.
“Mi ascolti bene, Valentina, perché penso che lei abbia veramente bisogno del mio aiuto per far luce sul suo prossimo futuro.”

Signor Victor le giuro che la sto ascoltando (ma non mi sta scrivendo? Forse mi sta chiedendo di leggere attentamente) ma mi spiega come fa a sapere che ho bisogno del suo aiuto per far luce sul mio futuro? Se ha già tutte le risposte saprà di sicuro che vorrei un lavoro gratificante e ben retribuito, vorrei insegnare ciò che amo, vorrei essere in salute fino a 90 anni visto che già ne ho trascorsi abbastanza bene, poi per il resto le giuro che non mi manca niente.

“E’ molto urgente, quindi legga subito ciò che segue: Lei fa parte di quelle persone che da qualche tempo vorrei seguire regolarmente, e oggi mi sento in dovere di avvertirla che esiste una possibilità per risolvere i suoi problemi. Considerando i miei poteri straordinari, lei capirà che non posso lasciarla nell’oblio. Devo confessarle che mi risulta difficile, al momento, sapere con precisione di che si tratta esattamente e da dove ciò possa provenire, ma tutto è possibile e voglio vederci chiaro. La invito quindi a darmi ascolto. Bisogna assolutamente far luce su ciò che l’aspetta nel corso delle prossime settimane e per far questo, ho bisogno di lei.”
Cosa è urgente? Il fatto che io legga la mail? Va bene sto leggendo, sono attenta e pronta a capire, mi dica. Vorrebbe seguirmi regolarmente e mi risolverebbe i problemi che ho, ma ha bisogno che io la contatti visto che i suoi poteri straordinari non gli permettono di stabilire con precisione di che cosa necessito: scusi ma i suoi poteri alla fine non sono niente di che. Si ha ragione tutto è possibile: chi doveva dirmelo che sarei stata contatta da un mago che vorrebbe aiutarmi? Ma la ringrazio non ho bisogno di sapere che cosa accadrà nel mio futuro. Deve sapere signor Victor che ho imparato a non “vedere il mio futuro” perché la vita mi ha insegnato che è imprevedibile. Forse ha bisogno del mio acume per migliorare la sua vita? Io potrei davvero aiutarla! Bhé potrei consigliarle di fondare una linea di ascolto e aiutare seriamente le persone, potrebbe studiare psicologia oppure avvalersi di validi professionisti e le assicuro che la sua voglia di aiutare il prossimo sarebbe soddisfatta.

“Affinché io possa circoscrivere i suoi crucci e inviarle rapidamente e gratuitamente la sua Grande Veggenza Miracolosa che la sbarazzerà per sempre di tutte le preoccupazioni che le rendono la vita difficile, ho bisogno che lei continui a leggere QUI quanto ho scoperto su di lei. Sono certo di poterla aiutare, se lo merita.”

Mi dispiace ma sono io a circoscrivere i miei crucci tutte le sere con un semplice sorriso. Le chiedo di non sprecare la sua grande veggenza  miracolosa (mi perdoni ma se fosse stata minimamente miracolosa la sua mail sarebbe molto ma molto più dettagliata) e le confesso un’assurda verità: le preoccupazioni che ci rendono la vita sono ciò che ci rendono umani troppo umani e lungi da me perdere questo gusto di vivere senza. Mi dispiace per lei ma io non sono una tipa che sorprende: nulla di originale, preoccupazioni comuni ed un essere normale. Mi perdoni ma poi perché prima dice di volermi aiutare sempre se lo merito? L’aiuto verso l’altro non dovrebbe essere disinteressato? Aiutare gli altri non significa non avere nulla in cambio?
Signor Victor spero tanto che mi scriva ancora e spero tanto di poter io aiutare lei.

Cordialmente
Valentina

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