Al mio cuore di domenica – Wislawa Szymborska

La poesia Al mio cuore di domenica di Wislawa Szymborska è tratta dalla raccolta La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), edito da Adelphi e curato da Pietro Marchesani (p. 249).

La poetessa con scrivere elegante e raffinato, attraverso un’attenta ricerca del sapore della parola, ringrazia il suo fortissimo cuore che lavora, senza sosta, anche nel giorno in cui tutti – più o meno – riposano.

Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.

Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
È come spingere una barca
In mare aperto
Per un viaggio intorno al mondo

Il cuore è l’organo che ci consente di vivere e grazie al suo funzionamento noi esseri umani viviamo. Immediatamente riemerge dalla fuliggine della mente la celebre, fulminante, asserzione di Blaise Pascal: «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce» (pensiero 277, ed. Brunschwig). Ma cosa significa che il cuore ha ragioni che la ragione non conosce? O, in termini sostanzialmente equivalenti, davvero ci sono situazioni della vita in cui dobbiamo andare non dove ci indica la ragione ma – per prendere in prestito il titolo del più fortunato romanzo di Susanna Tamaro – “dove ci porta il cuore”?

Pascal attribuì al cuore due specie di conoscenze scientifiche: 1. una conoscenza dei rapporti umani e di tutto ciò che da essi nasce; di conseguenza il cuore risulta la guida privilegiata dell’uomo nel dominio della morale, della religione, della filosofia e dell’eloquenza; 2. una conoscenza dei principi primi delle scienze, specialmente della matematica. La poetessa ci indica una strada interpretativa ben diversa: il cuore batte per innata diligenza senza alcun riconoscimento da parte di chi lo possiede, Esso esiste e ci permettere di vivere, di essere motore di un corpo che può fare/agire/dire … qualunque cosa.

Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai del tutto,
separata anche nel sonno.

Badi che sognando non trapassi in quel volo,
nel volo
per cui non occorrono le ali.

Secondo gli antichi il cuore è la sede delle sensazioni e delle emozioni (cfr. Aristotele, De anima II, 10, 656 a) ma ha un significato diverso nella storia della filosofia a seconda delle esigenze della speculazione. Nel Nuovo Testamento (Matt. V, 8, 28) il cuore indica il rapporto dell’uomo con se stesso, per quanto riguarda il desiderio, il pensiero, pur non trascurando la volontà (1 Cor. VII 37). In realtà il significato di cuore in termini biblici è molto più complesso e profondo, esso fa riferimento al pensiero e alla volontà che si consumano interiormente o almeno prima che si manifestino all’esterno. Secondo la poetessa il cuore le consente la vita, consente il non tirarsi fuori dalla vita, proprio quando non servono le ali per volare.

Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo.

Il cuore è vita, permette di risvegliarsi di giorno in giorno, anche quando si è in un giorno festivo, anche quando rivolgendosi al “cuore che non trema della ben recintata verità”, Parmenide afferma l’eternità dell’essere. Questo elettrocardiogramma poetico mostra una profonda ed essenziale verità: se si ha cuore si vive veramente. Ora bisogna solo capire come si vuole vivere ma questa è un’altra poesia.

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