Aspettando il decreto

8 aprile 2020

Ultimo giorno di DaD (Didattica a distanza) e giorno prima delle vacanze di Pasqua: docenti e studenti tirano un sospiro di sollievo perché possono forse godersi la quarantena senza l’ansia del  “collegarsi alle varie piattaforme”. Insomma giorni senza compiti, senza lezioni “frontali” in videoconferenza, senza “prof. io non ho capito”, senza “mi sentite? Mi state seguendo? Devo ripetere?”. Saranno giorni senza frastuono, senza rumore, senza Pasqua.

Lunedì ho provato l’ebbrezza di fare la spesa, un’esperienza surreale. Domenica delle palme, 5 aprile, è stata devastante: dopo aver video-chiamato tutto il parentado, letto tutti gli articoli della giornata, dopo aver visto ben due film di Whoopi Goldberg, dopo aver giocato con il mio bambino e con mio marito, che cosa mi rimaneva da fare? Ahimé solo pensare. Mi reco fuori al balcone per prendere una boccata d’aria e accendo una sigaretta. Prendo il cellulare che ormai non mi abbandona mai e chiamo i miei genitori.

“Ciao a papà, tutto ok? Hai mangiato? Il piccolo, mica ha pianto? Guai a te se lo fai piangere senza motivo!”, esclama immediatamente mio padre dopo aver pigiato il tasto verde. La voce era carica di un sottile rimprovero, in cui era insita il presupposto che “ogni nipote è bello al nonno suo”.

“Papà … mi mancate tanto, non mi interessa io vengo a vedervi”.

“Vally, non ti azzardare nemmeno a pensarlo. Devi stare a casa perché io ti ho insegnato a seguire le regole e a rispettare la legge. Mi mancate tutti anche a me e a mamma, ma dobbiamo resistere. Pensa che abbiamo i cellulari e che possiamo alla fine vederci”.

“Hai ragione, va bene io vado a farmi un bagno”.  

Alla fine il bagno era di lacrime, chiusa in bagno. Ormai il mio bagno è il luogo dove davvero posso stare da sola, dove mi nascondo da mio figlio e da mio marito, quando gli spazi davvero mi stanno stretti. Amo mio marito e mio figlio, ma non sono abituata a sentirmi rinchiusa. A volte mi manca davvero l’aria, ma è pur sempre colpa della pandemia che ormai rende instabile anche il guru dei guru dello yoga in persona. La domenica si conclude con un bagno caldo che mi consente di crollare subito e di recuperare un po’ di sonno arretrato. 

Lunedì 6 aprile si apre con le video-lezioni e con la fantastica DaD e dopo essermi obbligata a vestirmi “non per casa” e a truccarmi inizio a lavorare, cercando di tralasciare i miei stati d’animo e focalizzandomi su quello che devo fare. Pranzo, pulisco la cucina, cambio il pannolino e subito tutti a nanna: io non riesco a dormire come al solito e cerco di occupare il tempo leggendo un po’. Argomento scelto: Dad. Ricordo che è la giornata del decreto e cerco informazioni di qualunque natura.

Che cosa è la DaD o Didattica a distanza? Una modalità didattica che permette di superare le barriere fisiche offrendo agli studenti la possibilità di continuare ad apprendere, coinvolgendoli anche attraverso forme di didattica a distanza. Il decreto del Presidente Del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale) all’art 1., comma g) afferma:

I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Le istruzioni operative del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 sottolineano due elementi fondamentali:

  1. la necessità di una programmazione delle attività a distanza
  2. il considerare la didattica a distanza non solo come trasmissione di compiti da svolgere. Infatti si legge nelle istruzioni operative:
    “Va, peraltro, esercitata una necessaria attività di programmazione […]. Le istituzioni scolastiche e i loro docenti stanno intraprendendo una varietà di iniziative, che vanno dalla mera trasmissione di materiali (da abbandonarsi progressivamente, in quanto non assimilabile alla didattica a distanza), alla registrazione delle lezioni, all’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza (…) Si consiglia comunque di evitare, soprattutto nella scuola primaria, la mera trasmissione di compiti ed esercitazioni, quando non accompagnata da una qualche forma di azione didattica o anche semplicemente di contatto a distanza.”

Solo successivamente il ministero sentirà a necessità di definire la didattica a distanza, attraverso la Nota prot. 388 del 17 marzo 2020: «La didattica a distanza, in queste difficili settimane, ha avuto e ha due significati: da un lato, sta servendo a mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combattendo il rischio di isolamento e di demotivazione. Dall’altro lato, è essenziale per non interrompere il percorso di apprendimento».

L’apprendimento a distanza non è una novità: cerco di portarlo avanti nel mio piccolo dal 2015, quando è nato questo grande contenitore telematico, il blog Mi dicono che, del mio materiale didattico che offro ogni anno gratuitamente a chiunque. Forse davvero adesso devo fare un altro passo, forse devo dedicarmi a questo progetto che ogni volta è nella mia testa, che coltivo anno dopo anno, tralasciandolo di volta in volta perché non mi consente di “mangiare”. La passione ti rende la vita migliore, ma a volte diventa una condanna quando i tuoi desideri non si realizzano e sono ancora troppo lontani da raggiungere. 

Alle 15 mi siedo in macchina: un’emozione unica. Penso che forse non so più guidare ma mi convinco che è impossibile perché ho imparato a farlo e non posso dimenticarlo. Guanti, mascherina che mi fa appannare gli occhiali: ho tutto pure la lista della spesa. L’omino che determina le uscite e le entrate nel supermercato mi dice di mettere l’Amuchina sui guanti, decisione che non capisco ma eseguo senza proferir parola. Mi muovo spedita tra i vari scompartimenti e i vari scaffali, ho la lista davanti e faccio finta di leggere. Prendo vari beni preziosi di sostentamento per la mia famiglia, mi dirigo verso la cassa e sento il richiamo di uno smalto sullo scaffale. “Prendimi, non puoi avere quelle unghie, sei in quarantena non per forza devi diventare sciatta, comprami”, una vocina talmente sensuale che sono dovuta tornare indietro a fare mia quella boccetta con il pennello. Pago dopo aver preso un rimprovero dal cassiere, perché mettevo la spesa in modo “troppo vicino” al rullo della cassa, e mi rimetto in macchina,  pronta a dirigermi dritta verso casa. 

La fortuna di questo periodo di precariato è la possibilità di conoscere tanti colleghi e di esorcizzare con alcuni di loro questo periodo di quarantena. Con alcuni ci sono confronti sul mondo scolastico, ma con altri ci sono sogni e progetti: “hai capito che cosa possiamo fare l’anno prossimo? Si potrebbe fare questo oppure questa altra cosa”. Sorrido e ascolto, mi vengono idee e iniziamo a discuterne e a progettare un futuro didattico di percorsi multidisciplinari,  che ahimè difficilmente sarà mio. Non ho mai avuto la fortuna di tornare nella stessa scuola ogni anni e mi dispiacerebbe non farlo ora. Ho ancora tanto da fare, proprio perché non ho lasciato un discorso a metà.

 

 

 

 

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