Un coltello + pesche = Utilizzabile di Heidegger

Ho sempre pensato che la filosofia fosse dovunque e dappertutto e ne ho avuto conferma quando il prof. Auciello di Storia della filosofia contemporanea dell’Università degli Studi di Salerno mi spiegó l’utilizzabile di Heidegger a partire dalla macchinetta del caffè.
Io spiego il difficile concetto heideggeriano a partire dalle pesche e da un coltello.

Il professore si rammaricó del voto che mi aveva dato, 29/30esimi, voto dovuto da un silenzio: infatti non ero riuscita a fornire un esempio pratico che spiegasse l’utilizzabile. Io non ero delusa dalla mia performance e dichiarai che il voto non era un problema per me. Era vero, ma libZuhandenheit/Vorhandenheiteri di non credermi.

Ma veniamo al dunque: pesche, coltello e Heidegger dove voglio arrivare?

ATTENZIONE: quanto segue è ben lontano da una spiegazione esaustiva del pensiero filosofico di Heiddeger.

Andiamo per gradi:

1. Chi è Heidegger?

Martin Heidegger (1889-1976) era di Friburgo dobe frequentò la facoltà di teologia. Nel 1919 divenne assistente e in seguito successore di Husserl: ciò significa che aveva mostrato sin da subito le sue doti di filosofo. Infatti rifiutó per ben due volte una cattedra a Berlino (che era stata dell’illustre Hegel), ma Friburgo era Friburgo. Nel 1933 durante il regime nazista fu nominato rettore dell’Università di Friburgo. Durante il dopoguerra, proprio a causa della sua passata adesione al partito di Hitler, limitó il suo insegnamento.

Ti consiglio di leggere la sua biografia: Rüdiger Safranski, Heidegger e il suo tempo, edizioni Longanesi.

2. Dove descrive l’utilizzabile?
In Essere e Tempo (1927).

Consiglio: M. Heidegger, Essere e tempo, edizione italiana a cura di A. Marini con testo tedesco a fronte, Mondadori, Milano 2006, pp. CXXII-1552. Il volume contiene: una Introduzione (L’impulso incessante e le sue metamorfosi, pp. IX-XXXIX) e una Postfazione (Tradurre «Sein und Zeit», pp. 1249-1402) di Alfredo Marini;una Cronologia (pp. XLI-CXX) e un Lessico di «Essere e tempo» (pp. 1403-1498) a cura dello stesso Marini, più una Bibliografia essenziale a cura di Riccardo Lazzari.

3. Che cosa è l’utilizzabile?
Da Utilizzabilità (Zuhandenheit). È il modo di essere delle cose, che, in rapporto all’Esserci, assumono le caratteristiche di mezzi o strumenti del suo agire: «Il modo di essere del mezzo, in cui questo si manifesta da se stesso, lo chiamiamo utilizzabilità. Solo perché il mezzo possiede questo “essere in sé” e non è qualcosa di semplicemente presente, esso è maneggiabile e disponibile nel senso più largo» (ivi, par. 15).

Cit. Vitellaro

Hai capito qualcosa? Penso proprio di no, ma non è colpa tua.

Non hai gli elementi del contesto: l’autore tenta di riproporre «il problema dell’essere», cioè la questione dell’ontologia (dal greco: «studio di ciò che è») come compito della filosofia. Ma l’ente che si interroga riguardo all’essere è quell’ente per cui «nel suo essere ne va dell’essere stesso», cioè l’uomo, da Heidegger chiamato — con un gioco di parole divenuto famoso — Da-sein, letteralmente Esser-ci.

Quindi:
UOMO = Esser-ci
ESSERE = ciò che è

L’uomo/Esser-ci deve essere indagato se si vuole conoscere l’Essere. La sua esistenza è caratterizzata da due dimensioni:

a) le possibilità della nostra esistenza (es. “potevo essere una ballerina/cantante) = poter-essere;

b) vivere concreto tra le cose e le persone (es.”io vivo nella mia città e saluto i miei vicini”) = essere-nel-mondo.

Ora il coltello serve a sbucciare la pesca, che mangio per spuntino. Il coltello, dunque, è estensione della mia mano, di una parte di me-uomo. Ora uso la pesca per nutrirmi e il coltello per togliere la buccia. Uso il coltello per togliere la buccia della pesca, che mi nutre e mi appaga.

Il mio esser-ci, quindi, posso sperimentarlo attraverso due condizioni:

1. la situazione emotiva (es. “il piacere di gustare una bella pesca succosa”);

2. la comprensione (es. “se soffro di diabete so che una pesca non è il frutto adatto a me, comprendo che è meglio non mangiarlo).

Utilizzabilità (Zuhandenheit) è in relazione alla Semplice-presenza (Vorhandenheit), ed entrambi rinviano al
concetto di “mano” e che possiamo rendere rispettivamente con “essere alla mano” e essere sotto mano’. Designano le due principali modalità d’essere dell’ente che l’uomo incontra nel suo essere-nel-mondo; la prima modalità riguarda il “mezzo”, la seconda (derivata dalla prima) riguarda ciò che comunemente intendiamo come “cosa ” o “oggetto”.

Spero di esser-vi stata d’aiuto.

A presto

La prof.

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